Questo
tema è predominante
negli anni che qui si percorrono. Attraverso
questo soggetto si può seguire con
precisione l’evoluzione
che porterà alla completa trasformazione
dello stile di Raffaello, la cui
capacità di mutamento rimane sorprendente
ancora oggi. Partendo
dalla staticità delle Madonne
umbre, dove il contorno serviva
a delineare le figure sulla superficie,
Raffaello comincia ad arrotondare i bordi
espandendo dall’interno il volume
plastico delle figure e dotandole
di una dinamica che le lega le une alle
altre secondo un ritmo scandito dai moti
sia fisici che psicologici: poiché
la dinamica dei corpi in movimento
era per l’artista il problema di massimo
interesse. Dal punto
di vista formale infatti il soggetto della
Madonna col Bambino, sviluppato con la massima
intensità a partire dal 1503 –
1504, comportava il problema dell’articolazione
di due corpi nello spazio, animati
da moti di tenerezza umana e vivacità
infantile nel contrappunto di ritmiche ad
intermittenza rotanti e divergenti, e arrivava
ad assimilare le più avanzate conquiste
di Leonardo, come le capacità di
rendere pittoricamente la voluminosità
dei corpi nello spazio atmosferico. Attraverso
i disegni, gli schizzi, i dipinti, che qui
sono riuniti, si può vedere il generarsi
senza fine di nuove idee
che indagano la varietà delle
pose naturali, con una tenerezza,
una capacità di umanizzare che rende
ineguagliabili le Madonne degli anni fiorentini. Raffaello
riesce a sviluppare le due posizioni opposte
di Leonardo e Michelangelo. L’uno
sprofonda nella natura per cercare in essa
la verità del reale, l’altro
trascende la natura per cercare la verità
nel sopranaturale, nella trascendenza mistica
dell’uomo solo davanti a Dio. Raffaello
invece trova nella natura evidenza,
armonia, verità. La natura
non è né da concepire intellettualisticamente,
come fa Leonardo; né moralmente,
come fa Michelangelo. Tutto è dato
nella natura, anche il divino, ed essa coincide
con l’essere e l’esistere, è
perfetta armonia. Queste
composizioni hanno il dono di parlare
del divino con la semplicità di un
fiore; o di un sentimento: mai
l’umanità del sacro è
stata così evidente nelle cose.
La Belle Jardinière Olio su tavola, 122 x 80 cm
Parigi, Musée du Louvre
Firmata sull’orlo dell’abito
di Maria a destra:
“RAPHAELLO VRB.”
al centro dell’orlo:
“M.D.V.II” (?)
Maria,
in primo piano, siede su una roccia e sostiene
con entrambe le mani il Bambino Gesù,
rivolgendogli con intensità lo sguardo.
San Giovannino è inginocchiato sulla
destra, adorno di una pelliccia e con il
bastone a croce. Davanti a questo gruppo
piramidale fisso e completo si riconoscono
varie piante. Sullo sfondo, lo sguardo si
posa su un paesaggio collinare, che mostra
un corso d’acqua a sinistra e una
città a destra. I fiori
in primo piano alludono al tema della rappresentazione:
l’aquilegia accanto al Bambino Gesù
deve essere intesa come simbolo di Cristo
e nel contempo lode a Maria. Le foglie di
tarassaco sotto il piede di Maria sono un
simbolo della Passione. La fragola in primo
piano rappresenta un cibo celestiale e l’anemone
ai piedi di Maria è nuovamente da
interpretare come simbolo della Passione. I numerosi
studi pervenutici in relazione a questa
opera sono la prova dello sforzo intenso
di Raffaello per raggiungere la forma definitiva,
che qui si lascia riconoscere ancora come
contraddizione nella costruzione e nel rapporto
fra corpo e spazio. Il dipinto
non è mai stato sottoposto a un restauro
approfondito. Un problema
irrisolto è la lettura della data
sull’orlo del mantello di Maria.
Madonna con Bambino e san Giovannino
(cartone per la Belle Jardinière) Gesso nero con tracce di gesso
bianco, contorni forati, 938 x 670 mm
Washington, National Gallery of Art
Il cartone
di Washington è l’unico sopravvissuto
per una delle Madonne a figura intera di
Raffaello. Seppure molto conosciuta grazie
alla letteratura sull’artista, e sempre
considerato autografo, si tratta di un’opera
che è stata vista e studiata da un
numero relativamente scarso di studiosi,
quando faceva parte della collezione Coke
a Holkham Hall. In seguito all’acquisizione
da parte della National Gallery of Art di
Washington, nel 1986 fu oggetto di uno scrupoloso
esame. I cartoni
di Raffaello erano considerati preziosi
mentre era in vita e devono essere stati
collezionati con assiduità. Ne abbiamo
poche prove, ma è significativo che
uno dei mecenati di Raffaello, Alfonso d’Este,
abbia richiesto al pittore nel 1518, un
risarcimento per la mancata consegna del
Trionfo di Bacco, dei cartoni per
il San Michele.
Sacra Famiglia con l’agnello Olio su tavola, 29 x 21 cm
Firmato e datato sullo scollo della Vergine:
“Rapha[el] Urbinas MDVII IV”
Madrid, Museo Nacional del Prado
Il dipinto
e' firmato e datato al 1507 con l’aggiunta
di “IV” che potrebbe riferirsi
all’anno del pontificato di Giulio
II. L’opera
si colloca nel momento di più intensa
elaborazione del tema di massimo interesse
per Raffaello negli anni fiorentini, quello
del movimento dei corpi nello spazio, cui
egli si dedicò sotto la forte suggestione
dell’opera di Leonardo. Il gruppo
è dotato al suo interno di un’articolazione
armonica in grado di generare una composizione
animata inserita nello spazio, dove i pieni
e i vuoti si compenetrano in un fluire continuo
e naturale che sembra scaturire non da fenomenologie
fisiche, come in Leonardo, ma dall’intensità
emotiva che le percorre.
Studio per la Madonna del Granduca Matita nera, tracce di stilo,
carta
bianca, 212 x 184 mm
Firenze, Galleria degli Uffizi,
Gabinetto Disegni e Stampe
Questo
delicato disegno preparatorio per una delle
Madonne più famose, più amate
e più copiate di Raffaello è
rivelatore dei suoi processi creativi. Il
pannello, generalmente collocato all’inizio
del “periodo fiorentino” dell’artista,
intorno al 1505, è considerato da
molti uno dei più armoniosi tra i
suoi primi dipinti, ed è di una perfezione
tale che sembra essere stata raggiunta senza
sforzo. Ma il presente disegno dimostra
che Raffaello sperimentò sia con
la forma della Madonna e del Bambino che
con la forma e le proporzioni del campo
pittorico. Provò le alternative di
un rettangolo più ampio e, più
stranamente, di un ovale verticale, formato
che non ricorre in nessun’altra sua
opera.
Madonna con Bambino e san Giovanni
Battista (Madonna Esterházy) Tempera e olio su tavola di pioppo,
28,5 x 21,5 cm
Budapest, Szépmüvészeti
Il tema
di Maria con il Bambino e san Giovannino
si ritrova in varie immagini votive dell’epoca,
e rappresenta uno specifico tema fiorentino.
La compresenza dei due bambini si intende
sia come indicazione del battesimo sia della
Passione di Cristo. I
fiorentini consideravano Giovanni Battista
anche loro patrono. Nella seconda metà
del XV secolo, questo tipo di immagine raggiunse
la massima evoluzione. Nella Madonna
Esterházy, Raffaello mette a punto
una struttura di figure facilmente leggibile
in un flusso di movimento oscillante. Il
san Giovannino che legge rappresenta il
tema fondamentale della Passione, tutti
gli elementi compositivi partono da lui
e riportano a lui.
Madonna con Bambino Penna e inchiostro marrone,
matita nera, fori da spolvero,
carta bianca, 284 x 190 mm
Firenze, Galleria degli Uffizi
Questo
disegno per la Madonna Esterhazy, opera
realizzata intorno al 1507, abbina le funzioni
di un disegno da lavoro e di un cartone.
Dimostra che l’approccio di Raffaello
allo sviluppo delle sue composizioni, benché
fosse sistematico e spesso procedesse passo
a passo, non era immutabile. In questo caso
l’artista decise probabilmente che
ciò che aveva fatto fosse soddisfacente
per il trasferimento sul pannello, e che
non vi fosse bisogno di far seguire un disegno
elaborato con pennello, sfumatura ad acquerello,
lumeggiature bianche, penna e inchiostro.
Madonna, Bambino, santa Elisabetta
e san Giovannino in un paesaggio Penna acquerellata e rilievi
in bianco, 220 x 182 mm
Parigi, Musée du Louvre
La raffinatezza
della sfumatura ad acquerello nella descrizione
dei volumi delle donne e dei loro bambini,
e la delicata parsimonia con cui il paesaggio
è evocato suggeriscono la mano dell’artista.
Così come l’applicazione della
lumeggiatura bianca nei capelli del Bambino,
che ha una stretta somiglianza con la caratteristica
del progetto leggermente precedente di Raffaello,
un tondo con La Madonna, il Bambino e san
Giovannino
al Castello di Windsor. In altre zone tuttavia,
in particolare nell’accentuazione
delle pieghe che si estendono sull’avambraccio
di santa Elisabetta, il disegno è
stato probabilmente perfezionato, e questo
potrebbe giustificarne l’accoglienza
relativamente sfavorevole. Molti disegni
di proprietà di Jabach sono stati
ritoccati da artisti alle sue dipendenze,
o a volte ne sono stati “rinfrescati”
i bianchi. Nel presente
disegno, la struttura è intrinsecamente
vitale ed energica, e focalizza lo sguardo
dell’osservatore sulle teste congiunte
della Madonna e del Bambino, che sono concentrate
sull’uccello emblematico.