Riportiamo
qui alcuni dipinti e disegni giovanili di
Raffaello, nei quali appare evidente la
profonda impressione lasciata
sull’artista dalla pittura del Perugino.
La datazione
di queste opere, oscillante tra il 1502
e il 1505, va dunque ricondotta
all’attività di un Raffaello
appena ventenne, mentre a un’epoca
ancora più precoce è probabilmente
da assegnare il disegno inedito, che qui
viene presentato per la prima volta con
un’attribuzione al pittore urbinate. La straordinaria
opportunità di accostamento tra
il cartone e la tavola raffiguranti
il Sogno del Cavaliere, tra i primi
soggetti profani eseguiti dall’artista,
costituisce per la Galleria Borghese un
evento di carattere eccezionale:
il piccolo dipinto faceva infatti parte
della collezione del cardinale Scipione
Borghese, della cui personalità la
Villa che ci ospita rappresenta l’espressione
più emblematica. In una
guida del 1650 il dipinto è chiaramente
descritto insieme con il suo pendant, le
Tre Grazie (attualmente nel Musée
Condé di Chantilly), all’interno
di uno dei tre camerini dell’ “appartamento
a mezzogiorno”, uno dei quali corrispondente
a questa sala, allestiti “ per comodità
del Principe Padrone del luogo, per potervisi
ritirare”.
Sogno del cavaliere Olio su tavola di pioppo,
17,1 x 17,1 cm Londra, National Gallery
Maulde
de la Clavière, ha intravisto nella
rappresentazione un’allegoria del
vizio e
della virtù, un pensiero accolto
da Panofsky, che ha ricollegato il quadro
al sogno del giovane Scipione l’Africano,
riconoscendovi i pensieri di Ercole al bivio.
L’albero di alloro, può generalmente
alludere alla fama futura del giovane cavaliere.
In effetti, il quadro rinuncia agli elementi
specifici che consentono un’interpretazione
univoca nel senso di Ercole al bivio, in
particolare per il fatto che le due figure
femminili simboliche, a causa della loro
rappresentazione e dei loro attributi, non
possono essere sicuramente identificate
come i due opposti di Virtus e Voluptas.
Così, anche
il paesaggio sullo sfondo presenta elementi
nordici in maniera generica, senza che sia
tuttavia possibile identificare puntualmente
il castello, il borgo e il ponte, alla maniera
iconografica dell’epoca.
Cartone per l’Allegoria
(Sogno del cavaliere) Penna e inchiostro bruno, tracce
di stilo, traforato per
il trasferimento, 182 x 214 mm Londra, The British Museum,
Department of Prints and Drawings
Questo
disegno, come tutti gli studiosi di Raffaello
hanno riconosciuto, fu utilizzato come cartone
per il piccolo pannello allegorico Il
sogno del cavaliere. Le forme
del cavaliere sono definite con precisione
fino alla parte inferiore dell’armatura,
ma al di sotto, seppure evocate efficacemente,
le gambe sono generalizzate nella forma
e nel volume, e non ci sono indicazioni
dei gambali o dei calzari del dipinto. Analogamente,
mentre le forme del costume della Virtù
sono definite con precisione dai fianchi
verso l’alto, sono illustrate soltanto
le pieghe salienti della veste. Il Piacere
è simile per certi aspetti, diverso
per altri: la veste è descritta con
meno precisione del corpetto, che a sua
volta è meno dettagliato di quello
della sua controparte. Si possono solo fare
congetture sul fatto che Raffaello abbia
improvvisato le parti meno definite nel
processo di realizzazione del dipinto,
o che abbia realizzato ulteriori studi che
non sono giunti fino a noi.
Studio di san Gerolamo Gesso nero su carta beige, 151 x 108
mm
Lille, Musée des Beaux-Arts
Questo
studio fu realizzato in preparazione per
la testa del santo così come appare
alla sinistra della piccola tavola raffigurante
la Madonna col Bambino e con i santi Gerolamo
e Francesco della Gemäldgalerie di
Berlino. Nel dipinto però gli occhi
e la bocca del santo diventano più
convenzionalmente perugineschi e la barba,
che nel disegno si sovrappone alla zona
inferiore del cappuccio cardinalizio donandogli
tanta vitalità, è tagliata,
come da un barbiere. In questa fase della
sua carriera, Raffaello era più audace
nei disegni che nei dipinti. Questo è
l’unico disegno autografo sopravvissuto
per il dipinto di Berlino.
Santa Caterina d’Alessandria Olio su tavola, 39 x 15 cm
Urbino, Galleria Nazionale delle Marche
Santa
Caterina di Alessandria è in piedi
sulla ruota che ne rappresenta l’attributo,
è vestita con un ricco abito e tiene
un ramo di palma nella mano destra. Il pavimento
che caratterizza lo spazio del quadro è
in verde scuro, lo sfondo scuro è
decorato con motivi geometrici dorati. Il
dipinto possiede un pendant di pari dimensioni,
che mostra una Santa Maria Maddalena davanti
allo stesso tipo di sfondo decorato. La loro
datazione oscilla fra il 1503 e il 1504.
La
Maddalena Penna, pennello e inchiostro
bruno, rilievi in bianco sopra
matita nera, quadrettatura con
matita nera, contorni traforati,
302 x 95 mm
Staatliche Museen zu Berlin, Kupferstichkabinett
Questo
cartone preparava il pannello della Maddalena,
378 x 143 mm, visto per l’ultima volta
da Christie’s New York, il 26 maggio
2000, lotto 74, compagno della Santa Caterina
di Urbino (vedi sopra). Si ritiene generalmente
che i due dipinti fossero le ante di un
piccolo altare portatile il cui elemento
centrale è andato perduto o non è
stato identificato.